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Salizzole


 

Una delle ipotesi più accreditate, attribuisce il nome di Salizzole alla presenza nella vegetazione locale di numerosi salici (in latino=salix) e ci porta ad immaginare quale doveva essere il paesaggio agli occhi dei primi cacciatori di qualche millennio fa; paludi e alberi, tra i quali appunto salice. Le vicende storiche che hanno interessato il nostro territorio, sono testimoniate da numerosi reperti archeologici che confermano una continuità di insediamento che è documentata a partire dall'età del bronzo fino ai giorni nostri. Importanti costruzioni sono tuttora visibili, tra cui tutte citiamo il possente castello scaligero del XIII sec., dalle due torri di non comune altezza, a testimonianza di un passato ricco di storia e di avvenimenti. Nel maniero visse fino al momento di passare alle nozze con Alberto I° della Scala, Donna Verde, della famiglia dei conti di Salizzole, che doveva divenire la

Corte Dominicale Spolverini All'Olmo
in Via Roma - Salizzole

Corte Dominicale Spolverini Alla Pozza
in Via Mezzascala - Salizzole

madre di Cangrande I° della Scala. All'interno della Chiesa Parocchiale, una colonna votiva in marmo rosso, con capitello gotico, recante una iscrizione che attesta l'epoca scaligera (sec. XIV). Inoltre, un bel battistero ottagonale con archetti trilobati in marmo rosso veronese datato 1430. Durante la dominazione veneziana (1404 - 1796) con l'introduzione della coltura del riso sono sorte, nelle vicinanze del paese, tra il XVI - XVII sec. le cosidette ville - corti dominicali, di cui tuttora si possono apprezzare le strutture originali di buon livelo artistico come: Villa Guarienti, Villa Sagramoso, Villa Spolverini con elegante bifora gotica

(unicum nel nostro territorio). Altre residenze sono sparse nella campanga circostante, degne di nota sono: Villa Spolverini alla Pozza, Villa Schiavoni all'Albaro, e Villa Rolandi-Monga alla Gabbia, con annesso bellissimo parco giardino secolare.



Villa Rolandi - Monga alla Gabbia
 

"GENIUS LOCI" DEL COMUNE DI SALIZZOLE
ovvero lo "SPIRITO DEL LUOGO"
di Beltrami dott.ssa Morena
"Fin dall'antichità il genius loci, lo spirito del luogo, è stato considerato come quella realtà concreta che l'uomo affronta nella vita quotidiana...Il luogo rappresenta quella parte di verità che appartiene all'architettura: esso è la manifestazione concreta dell'abitare dell'uomo, la cui identità dipende dall'appartenenza ai luoghi".



L’IMMAGINE

La “nascita” di Salizzole si attesta dopo il Mille, in particolare nell’anno 1144 come testimonia un diploma emanato dall’imperatore Corrado III.

Un’ ipotesi tra le più accreditate per il toponimo del paese, si rifà alla presenza locale della vegetazione di salici (in latino: salix) usati per bonificare.

Il comune di Salizzole si estende sul territorio della Pianura Padana nella zona Sud della Provincia di Verona denominata Basso Veronese. Il territorio pianeggiante e molto fertile è stato da sempre sfruttato in agricoltura.

Il carattere e il fascino di questa zona sono dati dall’enorme espansione orizzontale degli spazi che fanno andare lo sguardo lontano senza incontrare confini e che a volte, per occhi abituati a luoghi con un elevato numero di insediamenti, può far perdere l’orientamento e dare un senso di smarrimento, ma può anche liberare dando la sensazione di far parte del cosmo.

Il paesaggio invernale è romantico perché la nebbia in questa zona diventa una presenza assidua che modifica il paesaggio che non è più “infinito” ma viene nascosto. Tutto diventa indistinto e la vista si abitua a non avere contorni netti ma si ovatta come gli altri sensi. Ecco così che la presenza del Sole talvolta si può solo percepire appena, dietro al velo grigio che copre tutto e che fece dire allo stesso Hermann Hesse: “Che strano camminare nella nebbia! Ogni cespuglio ed ogni pietra è sola. Un albero non vede l’altro, tutto è solitario …” .La luce quindi, in autunno e in inverno è sempre una presenza timida perché coperta dalla nebbia che invece caratterizza pienamente e fortemente questi luoghi, ma in estate ritorna e fa vedere il suo splendore e tutti i suoi colori grazie a delle albe e a dei tramonti senza limiti tra cielo e terra.

L’ architettura del paesaggio sembra non voler negare la natura orizzontale del luogo, infatti, le costruzioni, le case per la maggior parte non superano il primo piano e i nuclei abitativi si trovano lungo le direttrici principali che lo collegano agli altri comuni.

In questa zona le numerose corti testimoniano il carattere e la tradizione che rimane chiusa nella sua attività un po’ restia ai contatti esterni e chissà se anche i vari castelli, non siano lì a proteggere e a custodire questo territorio, dalla storia antica, testimoniata dai numerosi reperti che risalgono al Neolitico.

Le torri e i campanili si levano lungo l’orizzonte come custodi protettori e il castello scaligero di Salizzole, con la sua imponenza, sembra nello stesso tempo non voler erigersi troppo in verticale ma mostra con il suo perimetro la robustezza e il desiderio di voler essere ancorato al suo territorio e alla terra.



IL CARATTERE

Nonostante l’espansione dell’artigianato Salizzole ha risentito relativamente poco il fascino del settore e i laboratori che sono sorti e le persone che sono passate dal settore agricolo a quello artigianale non hanno sconvolto gli insediamenti e la cultura contadina fortemente radicata da generazioni. In alcuni comuni limitrofi invece, in molti hanno convertito le loro attività produttive sull’artigianato, tanto da cambiare la stessa fisionomia del paese, con abitazioni con annesso laboratorio, mobilifici e mostre di dimensioni anche notevoli.

Lo stesso aumento demografico con relativa espansione residenziale interessa Salizzole solo negli ultimi anni.

Il carattere di Salizzole è determinato dalla Pianura Padana, dai campi coltivati che sono indubbiamente l’elemento che predomina e che lega gli abitanti alla terra.

Le corti, gli insediamenti incentrati attorno alle chiese e lungo le strade di comunicazione non sono cambiati molto negli anni. Le case sono basse e hanno una struttura massiccia e a scheletro e poggiano nel terreno, non hanno cioè una base percettibile, ed esprimono così il rapporto intimo che lega chi le abita al luogo. Le stesse corti, con i loro recinti e le loro aperture verso la campagna indicano il voler essere autosufficienti e dipendenti dalla terra.

Le corti testimoniano e ricordano costantemente che questo luogo è basato sull’agricoltura e che di questo legame alla terra bisogna andare fieri perché le corti e il castello con la loro architettura e la loro storia ricordano che se tutto è semplice è anche bello e legato al “bello”.

Le piazze che si trovano in ogni centro fungono da luogo di ritrovo per tutti, dai più giovani ai più vecchi, dagli uomini alle donne.

I piccoli negozi, le mercerie ancora presenti conservano ancora un’atmosfera antica in cui la socializzazione e “la vita di paese” ne trovano giovamento perché tutto sommato il detto “nel paese piccolo la gente mormora” non ha connotazioni così negative ma acquista anche il significato di appartenenza alla comunità formata da generazioni che da sempre si conoscono.

Nel paese, infatti, si intrecciano stretti legami, esistono fili rossi che legano tutte le famiglie e la storia di ognuno è intrecciata con la storia dell’altro.

E’ ad esempio, nelle associazioni, nei “bar sport”, nei momenti religiosi e nelle sagre del paese che poi ci si incontra e si continua ad intrecciare e a costruire la storia di tutti.

Salizzole è stato un territorio poco “battuto” dalle correnti di immigrazione e di emigrazione, lo sviluppo demografico è stato abbastanza contenuto, anche le costruzioni di nuove abitazioni non hanno influito molto sul carattere del luogo.

Ogni edificio ha la sua identità e dà modo a chi lo abita di riconoscersi in lui e gli spazi ampi permettono di sentirsi liberi.

L’immutabilità di Salizzole, la sua chiusura è stata anche la forza che ha permesso di conservare e di rendere ancora vivibile il paese, ha permesso alle persone di identificarsi con esso e di esperire il significato del luogo.



IL GENIUS LOCI

 Tutti gli abitanti di Salizzole si riconoscono anche senza rendersene conto nel castello simbolo del paese, tutti sono affezionati a questi due torrioni che si innalzano tra la pianura piatta e si possono vedere anche da lontano.

Le due torri sembrano due vecchi soldati che non hanno più voglia di combattere ma che si godono la vista delle grandi valli.

Questo castello lega gli abitanti anche al personaggio che ha maggior fama nella storia salizzolese, ovvero la contessa Verde “da Salizzole” moglie di Alberto della Scala, iniziatore, nel 1277, della Signoria scaligera e madre del famoso Cangrande della Scala. A questo personaggio tutti si sentono legati anche chi, tutto sommato, della Signoria scaligera non ne conosce un gran che, ma la presenza del maniero e della sua storia rende orgogliosi gli abitanti che si identificano in esso.

L’affetto sentito lo si può capire anche quando i lavori di ristrutturazione che si susseguono negli anni, scatenano sempre preoccupazioni o ansie per il timore che questi possano far subire al castello dei cambiamenti che lo renderebbero meno riconoscibile alla memoria collettiva. Anche i recenti lavori di riqualificazione del centro storico, della piazza del comune hanno fatto parlare gli abitanti.

La paura è quella di perdere l’orientamento e di conseguenza lo spazio esistenziale.

La dimensione esistenziale, che si manifesta attraverso la storia tramandata ed esperita, è stata fino ad oggi salvaguardata.

Negli ultimi anni, però, la costruzione di nuove case poco attente alla tradizione, l’espansione della zona artigianale con capannoni tutti uguali a loro stessi, corre il rischio di rovinare il genius loci e l’immagine ambientale degli abitanti, intaccando la profonda sicurezza emotiva che il luogo ha dato fino ad oggi.

La Piazza di Salizzole

Tutti gli insiders dovrebbero essere coscienti e fieri della “vocazione” del luogo che è sempre stato legato alla terra, ma anche al cielo e che la mancanza di confini visivi che abbiamo la fortuna di possedere non è altro che un modo di orientarsi e di metterci in relazione con il tutto.

Gli stessi colori che si sperimentano durante tutto il corso dell’anno e che variano da stagione a stagione, da grigio della nebbia, al marrone dei campi arati, al verde splendente delle piante fino all’oro accecante del grano maturo, sono tesori che ci appartengono e che non possono essere barattati in cambio di una omologazione e di una urbanizzazione che tutto ingloba e che tutto rende sterile.

La storia delle corti non può essere scambiata con la comodità e l’attualità di un condominio che innalzandosi nell’aria ferisce il cielo e l’orgoglio delle torri.

C’è bisogno di poggiare saldamente i fondamenti nella terra, solo così si potrà ancora conservare e trasmettere il significato di “ABITARE” Salizzole.

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